GIUSTAPPORRE

GIUSTAPPORRE

Giustapporre: scene, immagini, intenzioni, accadimenti, impressioni, opinioni, giudizi. Il concetto stesso di “giustapposizione” può sfuggire a coloro che abitano un paradigma teleologico. 

Nassim Nicholas Taleb chiama fallacia teleologica “l’illusione di sapere esattamente dove stiamo andando e anche dove stessimo andando in passato, e la convinzione che gli altri abbiano avuto successo in passato perché sapevano dove stavano andando. […] 
 
 
Nella “Summa Theologiae” di san Tommaso D’Aquino, libro che riflette e in qualche modo orienta il pensiero del Medioevo, emerge una frase più volte ripetuta, di cui una variante è “Agens autem non movet nisi ex intentione finis”. (1)
Il retaggio filosofico che si fonda su questa frase è il luogo in cui si annida l’errore umano più pervasivo. 
Osservando la questione da un altro punto di vista, provo a considerare un costrutto logico di questo tipo:
 
if (si verifica la condizione A) {
succede questo 
 
} else if(si verifica la condizione B) {
 
succede quest’altra cosa
 
} else if (si verifica la condizione C) {
 
succede una terza cosa
 
} else (qualsiasi altra condizione si verifichi) { 
 
non sappiamo cosa possa succedere
 
}
 
(2)
 
Se lo stesso costrutto logico di tipo condizionale diviene parte del processo mentale, il bias presente in esso genera la potenziale anticamera di qualsiasi fallimento. Un costrutto Booleano risponderà solamente False o True; è quindi in parte opzionale. Tuttavia, in termini letterari, poiché sono teoricamente infiniti gli “else if” del costrutto condizionale, oltre alla filosofica possibile presenza finale di un “else” orfano di if che prevede la nostra impotenza di fronte a “tutte le altre condizioni che non siamo in grado di verificare”, le opzioni da una diventano molte e si convertono in tentativo di predicibilità. Qui la legge di Murphy appare in tutto il suo splendore.
Nella vita quotidiana, negli affetti, negli affari, nella gestione della cosa pubblica, l’applicazione di un paradigma teleologico corrisponde al tentativo di far coincidere ciò che accade nel mondo reale con un modello precostituito, applicando qualcosa di simile al costrutto condizionale sopra illustrato.
Ovvero finisce per impedirci possibili cambiamenti di rotta, di opinione, di strategia, per onorare l’obbligo che ci siamo dati di far rientrare ciò che accade nel modello che ci siamo dato. 
 
Per confondere le acque e arrivare al nocciolo della tesi, prendo in prestito il concetto di giustapposizione (dal fr. juxtaposition; v. giustapporre) per come è inteso nel montaggio di una serie di scene filmiche. Si giustappongono sequenze che possono essere tra loro anche molto lontane (una macchina su una strada di montagna, una donna al lavatoio, alcuni bambini che giocano a Hopscotch, la vetrina di un negozio di tabacchi) e, trascurando il fatto che ciò viene fatto da qualcuno che “ha” una idea più o meno chiara in testa, ne prendiamo soltanto un senso metaforico: ad un dato accadimento della vita reale, giustapponiamo un’altra azione di cui, contrariamente a quanto avverrebbe in un modello teleologico, non conosciamo la natura sino a quando essa non ci si palesa come una scelta possibile tra le tante.(3)
Quindi l’azione che faremo succedere (che giustapporremo) sarà decisa solo successivamente all’ingresso dell’accadimento precedente. E poiché conosciamo molto meglio ciò che è sbagliato da ciò che è giusto, avremo ottime possibilità di incappare in una scelta positiva.
 
Un processo parzialmente teleologico, quindi, è spesso travestito da processo opzionale. Il concetto di giustapposizione prevede invece di affiancare una all’altra cose che appaiono lontane nella loro essenza ma che acquistano un significato differente nel momento in cui le osserviamo, percepiamo, ascoltiamo, osserviamo **una di seguito all’altra**. Un montaggio applicabile nella vita, nella conversazione e una tecnica di reciprocità. 
 
Difatti il nostro vivere quotidiano diviene mediocre nel momento in cui, nel nostro personale processo di montaggio degli accadimenti, invece di giustapporre immagini, fotogrammi, significati, attraverso una pratica che alterna la propria visione a quella dell’altro, costruendo storie, conversazioni e contraddittori basati sull’influenza di quanto succede momento per momento e sulla reciprocità, ci limitiamo ad osservare quanto riportato nella nostra personale sceneggiatura, paragonabile ad un modello teleologico, comportandoci come se ciò che stiamo vivendo in quel momento fosse “già” regolamentato, scritto, e quindi vissuto, come se fossimo un personaggio fuori scena con l’incarico unico di controllare che le cose si succedano secondo copione. Chiediamo cioè, e qui il bias appare evidente, che venga rispettato un copione che abbiamo scritto noi, ma in cui ci siamo scordati di scrivere le nostre entrate.
 
 
 
 
 
Note 
1: La causa agente non muove senza mirare al fine. 
In “Antifragile” di Nassim Nicholas Taleb ed.Il Saggiatore
 
2: if = se; else if = oppure se. Terminologia dei linguaggi dì programmazione. N.d.a.
 
3: In termini pratici se la nostra azienda vende la metà di quanto avevamo previsto di un determinato prodotto, investiamo sulla rimanenza incaricando un importante artista di farne un’opera mentre il modello avrebbe previsto di mettere a saldo tutte le scorte avanzate. N.d.a.
 
4: Tuttavia non si tratta di vere opzioni poiché l’opzione non  si applica al concetto che se si fa una cosa ne consegue direttamente un’altra. N.d.a.